Rumori di graffi. Lenti. Intenzionali. Provenienti dall’alto.
Inizialmente, ho pensato che fossero di nuovo gli scoiattoli sul tetto. Ma questo era diverso: troppo costante, troppo deciso. Come se qualcosa di pesante venisse trascinato sul pavimento.
Il mio istinto da marinaio si è risvegliato. Ho iniziato a prestare attenzione. Il rumore si ripeteva ogni sera, sempre più o meno alla stessa ora, sempre dallo stesso punto: proprio sopra la cucina. Esattamente sotto la soffitta.
Il cuore mi batteva forte ogni volta che lo sentivo.
Una sera, presi la mia vecchia torcia della Marina e le chiavi di riserva che Martha teneva nel cassetto della cucina. Avevo visto quel mazzo di chiavi mille volte: chiavi del capanno, della cantina, dell’armadietto dei documenti, persino delle macchine che avevamo venduto anni prima.
Salii le scale e mi fermai davanti alla porta della soffitta. Una per una, provai ogni chiave.
Nessuno è adatto.
Quella cosa mi ha lasciato di stucco. Martha teneva tutto sotto controllo con quell’anello.