In quella stanza c’era Natalia Voss: il suo passato, il suo segreto, il nome legato a ogni telefonata notturna e a ogni scusa che lei aveva scelto di ignorare. E ora, Natalia stava dando alla luce suo figlio.
Seguì un altro messaggio, che confermava quanto suggerito dalla foto: si era identificato come il padre e aveva chiesto di non essere disturbato. Lei fissò le parole, senza piangere, semplicemente intorpidita, come se il suo corpo avesse dimenticato come reagire.
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