«Dimmi che non stai pensando quello che sto pensando io», sussurrai.
Sospirò.
“Non so esattamente cosa stia succedendo… ma non è una situazione sana. E non puoi rimanere lì senza risposte.”
Tornai a casa determinato.
Nessuna accusa.
Niente drammi.
Semplicemente la verità.
Ma quando arrivai, Elena era sola.
«Mateo è al lavoro», disse lei con calma.
«Bene», risposi.
Mi guardò, senza mostrare alcuna sorpresa.
“Cosa hai visto ieri sera?”
La sua freddezza mi ha lasciato senza parole.
«Basta», dissi.
«Non è abbastanza», rispose lei.
La mia voce tremava. “Allora spiegami. Che tipo di rapporto hai con tuo figlio?”
Sostenne il mio sguardo.
“Quel tipo di vita che distrugge le vite… senza che nessuno se ne accorga.”
Aggrottai la fronte.
Poi disse a bassa voce:
“Mateo non è sempre stato così. L’ho reso io in questo modo.”
E proprio in quel momento, la porta d’ingresso si aprì.
PARTE 2 – Parafrasi
Mateo entrò, fradicio di pioggia, chiaramente troppo tardi per fermare ciò che era già iniziato.
«Gliel’hai detto?» chiese a sua madre.
«Sto per farlo», disse lei.
Sembrava esausto.
«Siediti, Camila.»
“Non voglio restare seduto. Voglio delle risposte.”
Elena iniziò a parlare.
Dopo la morte del padre, avvenuta quando Mateo aveva quattordici anni, il ragazzo ritrovò il cadavere. Il trauma lo sconvolse: incubi, attacchi di panico, paura.
Le ha provate tutte: medici, terapisti, ma anche lei era a pezzi.