«Sopravvivete se ci riuscite», sogghignò mentre gettava la moglie incinta nella tempesta, ignaro che la registrazione della telecamera di bordo avrebbe smascherato la sua frode da 30 milioni di dollari.

Mateo, invece, voleva distruggerlo completamente.

Ha contattato due membri fedeli del consiglio di amministrazione dell’azienda, vecchi amici di nostro padre che già diffidavano di Adrian.

Quando videro i documenti finanziari che Mateo aveva portato alla luce, il loro sconcerto fu inequivocabile.

Insieme hanno teso una trappola.

Per venerdì è stata convocata una riunione d’emergenza del consiglio di amministrazione.

Ad Adrian fu comunicato che si trattava di approvare il consolidamento definitivo del suo potere come amministratore delegato.

Ci è andato dritto dentro.

Il giorno prima dell’incontro l’ho visto al telegiornale, in piedi con aria sicura davanti alla sua villa, in un abito da 5.000 dollari, mentre fingeva di essere in lutto per la moglie scomparsa.

La sua arroganza mi ha fatto star male.

Venerdì mattina Mateo mi ha dato un vestito nero.

«Preparatevi», disse con calma.

“Oggi il fantasma ritorna.”

“E noi incendieremo il suo regno.”

Parte 3: La caduta del falso re

La sala riunioni al quarantesimo piano era gremita di dirigenti e azionisti.

Adrian si ergeva sicuro sul podio, mostrando grafici di profitti fittizi sul maxi schermo alle sue spalle.

«Signore e signori», esordì con tono pacato, «il futuro dell’azienda non è mai stato così roseo…»

Le pesanti porte si spalancarono improvvisamente.

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