La notte in cui dissi ai miei genitori di aver “perso tutto”, mia madre non mi chiese se stessi bene, mi mandò semplicemente un messaggio: “Dobbiamo parlare in privato”. La mattina dopo, una busta con il mio nome era sul tavolo, il telefono di mia sorella era pronto a registrare e finalmente capii perché, nella loro chat di gruppo segreta, la chiamavano “la nostra occasione”.

La notte in cui il mio telefono non smetteva di vibrare
Quella notte, il mio telefono non si limitò a vibrare, ma andò nel panico.

Una vibrazione seguì l’altra, e poi un’altra ancora, finché non iniziò a sbattere contro il bancone della cucina, come se cercasse di sfuggire alla verità che gli avevo appena rivelato.

Lo schermo illuminò l’appartamento buio con una luce acuta, quasi accusatoria.

“Ho perso tutto”, dissi ai miei genitori.

Non la versione edulcorata.

Non la storia accuratamente modificata.

La frase vera, quella che Simon mi fece pronunciare come una scintilla sulla benzina.

Veloce. Pulita. E pericolosa.

Il messaggio che non mi aspettavo
Mi aspettavo che mia madre mi chiamasse per prima.

O almeno che mi mandasse un messaggio, fingendo di interessarsi.

Qualcosa di semplice.

Stai bene?
Torna a casa.
Cos’è successo?

Invece, il primo messaggio apparve sullo schermo come se una porta si fosse chiusa di colpo.

Dobbiamo parlare in privato.

Tutto qui.

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