No, Alyssa, stai bene?
No, sei mia figlia.
Solo in privato, come se fossi improvvisamente diventata un problema da risolvere.
Due parole di mio padre.
Poi è apparso un messaggio di mio padre.
Non tornare a casa.
Non possiamo permetterci la tua imprudenza.
Imprudenza.
La parola è rimasta sullo schermo come un vecchio livido che premeva di nuovo.
Portava con sé lo stesso dolore che ricordavo dall’infanzia: un’accusa silenziosa che le mie emozioni erano troppo forti, i miei sogni troppo grandi, i miei bisogni troppo gravosi.
Rimasi lì, nella silenziosa cucina, a fissare quelle parole come se potessi trasformarle in qualcosa di più piacevole.
Fuori dalla finestra, la città brulicava di vita.
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