Quando siamo arrivati al pronto soccorso, riuscivo a malapena a stare in piedi.
Ogni respiro mi sembrava sbagliato, non acuto, ma pesante, come se qualcosa in profondità dentro le mie costole tirasse a ogni movimento. Ero seduta curva su una sedia a rotelle vicino all’ingresso, stringendo il lato così forte che le nocche mi diventavano bianche, mentre mio marito, Graham, era accovacciato accanto a me, ripetendo la stessa cosa più e più volte come se ripeterla abbastanza la rendesse accettabile:
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