Per dieci anni non ho parlato con i miei genitori. Non per mancanza di coraggio, ma perché avevo imparato a vivere senza di loro. Se ne sono andati quando avevo sedici anni, lasciandomi indietro come un capitolo scomodo, e anche loro sono andati avanti verso una “vita migliore”.
Ecco perché il loro invito improvviso, proprio prima di Natale, mi è sembrato sospetto, anche se all’inizio volevo credere che forse, dopotutto, gli mancassi davvero. “Incontriamoci, parliamo, riallacciamo i rapporti”: così l’hanno detto. Semplice, caloroso, quasi commovente.
Quando sono arrivata alla loro enorme casa, le luci di Natale scintillavano alle finestre e l’interno sembrava uscito da un catalogo: decorazioni dorate, luce, pace. Solo che non c’era pace sulla soglia. Mia madre ha fatto un cenno verso il giardino, come se stesse indicando un posto dove erano state buttate delle vecchie scatole.
“Eccolo lì”, ha detto. “Nel capanno. Non ci serve più.”