Congratulazioni», dissi con tono pacato. «Quand’è stata l’ultima volta che abbiamo dormito insieme?»
Il sorriso di Emily si irrigidì.
Un attimo prima, la sala da pranzo di casa di mia madre era piena di rumore: i bicchieri tintinnavano, mia sorella rideva un po’ troppo forte, il mio patrigno tagliava il pollo arrosto come se fosse una festa invece di una normale domenica di fine maggio. Emily se n’era semplicemente rimasta lì, con una mano appoggiata sullo stomaco, la voce dolce e radiosa.
“Aspettiamo un bambino.”
Fu allora che alzai il bicchiere, la guardai negli occhi e lo dissi.
Ora tutto era immobile.
Mia madre, Diane, posò lentamente la forchetta. “Nathan”, disse sottovoce.
Ma non ho guardato nessun altro.
Solo mia moglie.
Il colore svanì dal viso di Emily. La sua mano tremò una volta dove si era posata sul vestito, prima che la lasciasse cadere. “Che razza di domanda è questa?”
«Una semplice.» Mi appoggiai allo schienale, il tono calmo, quasi cortese, il che lo rese ancora più tagliente. «Quando. Esattamente.»