Parte 2 – L’offerta della camera privata
La porta della stanza privata si chiuse con un clic metallico che suonò fin troppo definitivo. Sebastian non si sedette, ma continuò a camminare avanti e indietro come un uomo intrappolato nei propri ricordi.
Ivy rimase vicino al muro. «Avevi detto dieci minuti», gli ricordò. «Apri la porta. Voglio i miei 30.000 dollari e me ne vado.»
«Capirai quando il dottore avrà finito», disse Sebastian con voce tesa. «Ora parla. L’orfanotrofio… cosa ti hanno detto di quella notte?»
«Non so dire quando», rispose Ivy seccata. «Ero una bambina.»
«Le suore», insistette. «Ti hanno detto qualcosa.»
La gola di Ivy si strinse. Odiava questa storia: come la sua vita fosse iniziata come un mistero che nessuno si era mai preso la briga di risolvere.
«Suor Maude disse che era tardi», ammise. «Mattina presto. Pioveva forte. Qualcuno suonò il campanello della casa di accoglienza St. Mary. Quando aprì, non c’era nessuno. Solo… un cesto.»
Sebastian smise di camminare avanti e indietro. “Continua.”