A scuola, la sua passione per la danza e l’arte lo rese oggetto di scherno. Alcuni compagni lo deridevano per i suoi interessi, che consideravano non convenzionali, e a volte le prese in giro sfociavano in atti di violenza. Invece di rinunciare a ciò che amava, si impegnò ancora di più. I suoi genitori, soprattutto la sua forte madre, lo incoraggiarono a perseverare. Un infortunio al ginocchio pose fine ai suoi sogni di diventare un calciatore di alto livello, ma quello che sembrava un ostacolo lo spinse a concentrarsi completamente sulla danza e sulle performance. Intorno ai vent’anni, si trasferì a New York per allenarsi intensamente, gettando le basi per quella che sarebbe diventata una carriera straordinaria.
La svolta arrivò negli anni ’80. Dopo aver recitato in film come “I ragazzi della 56ª strada” e “Red Dawn”, divenne una star mondiale con “Dirty Dancing”. Il suo ruolo di Johnny Castle lo rese famoso da un giorno all’altro. Il pubblico fu conquistato non solo dalle sue doti di ballerino, ma anche dalla sua profondità emotiva e dalla sua presenza scenica. Tuttavia, dietro la fama, Swayze lottava con problemi personali. Le perdite personali, le immense pressioni e le difficoltà derivanti dalla fama improvvisa pesarono molto su di lui. Ammise apertamente di ricorrere talvolta all’alcol per far fronte ai riflettori e al dolore.