I dubbi cominciano a insinuarsi
La mattina seguente, davanti a un caffè, ho tirato fuori l’argomento con nonchalance. “Allora, ti ricordi molto di ieri sera?” ho chiesto.
«Non proprio», ammise, massaggiandosi le tempie. «Perché?»
«Beh, qualcuno ha risposto al mio bigliettino sul tuo petto», dissi, sforzandomi di sorridere. «Hanno scritto: “Tieni il resto”. Vuoi spiegarmi?»
Travis aggrottò la fronte, chiaramente confuso. “Cosa? Non me lo ricordo. Probabilmente uno dei ragazzi stava scherzando. Non pensarci troppo.”
Ma non potevo ignorare quella sensazione di inquietudine. Passarono i giorni e quel messaggio continuava a risuonarmi in testa, alimentando i miei dubbi. Stavo forse dando troppa importanza alla cosa? O c’era qualcosa di più?
Il consiglio di una madre e una decisione coraggiosa
Mi sono confidata con mia madre, raccontandole della crescente distanza tra noi e dello strano episodio accaduto quella notte. La sua risposta mi ha sorpresa. “Perché non segui le tracce della sua auto?”, mi ha suggerito. Inizialmente ho rifiutato l’idea: mi sembrava invadente, persino sbagliata. Ma man mano che i miei dubbi si intensificavano, ho ceduto.
Una sera, Travis chiamò per dire che avrebbe lavorato fino a tardi. Quando controllai il localizzatore GPS, vidi che la sua auto non era in ufficio. Era parcheggiata in un quartiere che frequentavamo raramente. Il cuore mi iniziò a battere forte mentre afferravo le chiavi e seguivo il segnale.