L’invasione dell’Unione Sovietica nel 1941 non iniziò con calcoli puramente militari, ma con un’ambizione di sterminio alimentata dalla dottrina del regno di Labano. Nella visione del mondo di Adolf Hitler, il territorio sovietico non era una nazione, ma uno spazio vitale occupato da razze inferiori. L’obiettivo finale di Berlino era l’annientamento della popolazione indigena, trasformando le terre agricole ucraine e le steppe russe in colonie per l’insediamento della razza ariana.
Per realizzare questa ambizione megalomane, venne scatenata una macchina genocida, in cui la morte non era più un sottoprodotto della guerra, ma il suo scopo primario. Questo odio raggiunse il suo apice con il concetto di giudeo-bulchismo, una fusione estrema di antisemitismo e anticomunismo nazista. Hitler dichiarò che il bulchismo nell’Unione Sovietica era una cospirazione ebraica volta al dominio del mondo e alla distruzione della Germania, etichettando tutti gli oppositori politici come nemici razziali.
La Germania nazista privò milioni di vittime del diritto di essere trattate come esseri umani. La guerra sul fronte orientale si trasformò così in una sanguinosa crociata, in cui ai soldati tedeschi venne inculcata l’idea che lo sterminio di slavi ed ebrei fosse un obbligo morale per preservare la civiltà occidentale. Per eliminare ogni residuo rimorso di coscienza tra i soldati, fu emanato l’Ordine Richau, un documento legale che autorizzava la crudeltà a regnare sovrana.
Il feldmaresciallo Walter Fon Reichau firmò una licenza ufficiale di uccidere, dichiarando che i soldati non erano tenuti a osservare alcun principio umanitario nei confronti di coloro che erano considerati insignificanti o subumani. Questo decreto eliminò ogni timore di punizione, trasformando l’esecuzione di civili, donne e bambini in una normale pratica di igiene politica.
Questo aprì la strada a un’era in cui la crudeltà veniva esaltata e la compassione considerata un tradimento. Mentre le ultime difese dell’umanità crollavano, il gruppo Einats e gli squadroni della morte iniziarono a riversarsi oltre confine, seminando il terrore proprio dietro l’esercito regolare. A Kkefe, il gruppo Einats trasformò i burroni e le foreste in enormi campi di esecuzione.
Tuttavia, quando le esecuzioni di massa iniziarono a infliggere traumi psicologici ai carnefici, la macchina genocida fu costretta a evolversi. Serviva un metodo di uccisione più discreto, più efficiente e più industriale. Poi apparve Reinhardt Rzlaf. Un uomo che trasformò i furgoni cisterna in incubi su ruote, manifestando le sue folli dottrine con una freddezza terrificante e macabra.
Reinhard Rzlaf e il ritratto di un assassino travestito da impiegato. Reinhardt Rzlaf nacque a Berlino nel 1907, dove ricevette un’istruzione mediocre e iniziò la sua carriera come responsabile della distribuzione di giornali a Francoforte. Rzlaf non si preoccupò nemmeno di iscriversi al Partito Nazista. Eppure, dietro la sua anonima apparenza da impiegato si celava un istinto brutale in attesa di essere risvegliato.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, si unì alla polizia segreta di campo di Gaimer Felt Pulitzi e divenne rapidamente uno degli elementi più sanguinari del fronte orientale. Rhettzlaf è un esempio ripugnante di quanto velocemente una persona comune possa trasformarsi in un demone quando le viene dato il potere di spingere altri in una macchina di genocidio.