PARTE 1
La voce era così flebile da perdersi quasi nel frastuono assordante dello Zócalo della capitale.
—Mi scusi, signore… conosce qualcuno che potrebbe aiutarmi? Non ho un posto dove dormire stanotte.
Era un caldo pomeriggio a Città del Messico. La gente si affrettava, in sottofondo si sentivano i suoni degli organetti e i venditori ambulanti gridavano i loro prezzi. Ma per Mateo, un uomo d’affari spietato, il mondo si fermò per un istante.
Alzò lo sguardo dal cellulare con fastidio finché non vide una bambina, non più di cinque anni. Indossava un vestitino scolorito, sandali strappati e stringeva forte una vecchia borsa della spesa.
Qualcosa in lei lo paralizzò. Non piangeva né implorava, lo fissava semplicemente con una profondità straziante.
Lui, che concludeva affari da milioni di pesos senza battere ciglio, non riusciva a sostenere il suo sguardo. Si accovacciò di fronte a lei per la prima volta dopo anni.
«Come ti chiami?» chiese lui.
«Luz», rispose la bambina con fermezza.
Pochi minuti dopo, erano seduti a mangiare una torta al pastor e a bere horchata. La bambina mangiava come se fosse il tesoro più prezioso, senza però lasciare la sua borsa.
«Cos’hai lì?» chiese Mateo.
Tirò fuori un’immaginetta consunta della Madonna di Guadalupe, una fotografia stropicciata e un biglietto.
«Mia mamma dice che se la porto con me, la Vergine non mi lascerà mai sola».
Mateo sentì un colpo al petto.
«Dov’è tua mamma?»
Luz indicò il cielo, ma senza tristezza.
«All’Ospedale Generale. È caduta nel quartiere e non si è più svegliata».
Prima che potesse rendersene conto, un vicino entrò di corsa, gridando che il padrone di casa aveva cacciato la bambina in strada, costringendola a dormire sul marciapiede per due notti di fila.
Mateo, sentendo una strana connessione, decise di portarla in ospedale. Quando le chiese il nome della madre, Luz rispose:
—María Fernanda Cruz.