Vivevo per quelle parole e le odiavo. Erano come le sbarre della nostra gabbia. Mentre i miei progetti di grafica accumulavano polvere digitale e le nostre entrate diminuivano, diventai una presenza fissa nel reparto di pediatria al quarto piano. Imparai il ritmo di quel luogo: il controllo dei parametri vitali alle 6 del mattino, il rumore dei carrelli dei pasti, gli occhi disperati e vuoti degli altri genitori che, come me, vedevano il loro mondo dissolversi al rallentatore.
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