«Era tutto qui…?» chiesi a bassa voce.
Non rispose.
Distolse semplicemente lo sguardo.
E questo bastò.
Qualcosa dentro di me si spezzò.
Non in mille pezzi.
Ma incondizionatamente.
«Andatevene.»
La mia voce era debole.
Ma cercate di mantenere la calma.
Entrambi si voltarono verso di me, sbalorditi.
«Prego?» disse la giovane donna.
Presi un respiro profondo, sentendo qualcosa di insolito crescere dentro di me.
Forza.
«Uscite di casa mia. Tutti e due.»
Fece una piccola risata incredula.
«State scherzando, vero?»
«No.»
Questa volta, le parole uscirono con facilità.
Decise.
Definitive.
Mio figlio ci provò un’ultima volta, la sua voce ora più dolce.
«Mamma… pensaci…»
Scuotei lentamente la testa.
Le lacrime mi rigavano il viso, ma le mani non tremavano più.
“Ho passato tutta la vita a pensare a te”, dissi. “Ora… sto pensando a me stessa.”
Il silenzio che seguì fu diverso.
Più pesante.
Più reale.



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