Capitolo 1: La prova di sottomissione
La sala da pranzo privata de L’Orangerie era soffocante. Profumava di tartufi a scaglie, Bordeaux decantato a lungo e un’aura potente, quasi palpabile, di arroganza predatoria.
Ero seduta al centro del lungo tavolo di mogano, con la postura impeccabilmente dritta e le mani elegantemente incrociate in grembo. Indossavo un sobrio ed elegante abito blu scuro, che proiettava esattamente l’immagine che mi veniva richiesta: educata, modesta e desiderosa di compiacere. Da otto mesi frequentavo Marcus Vance. Quella sera c’era la temuta e attesissima cena di “presentazione della famiglia”, una prova che avrei dovuto superare per dimostrare di essere degna di entrare a far parte della loro illustre stirpe.
A capotavola sedeva Sylvia Vance, la madre di Marcus. Era una donna che sembrava fatta interamente di spigoli vivi, sguardi giudicanti e costosi, e perle che costavano più di un’auto. Nelle ultime due ore, mi aveva sottoposta a un interrogatorio implacabile e a malapena velato. Aveva sottilmente deriso la mia mancanza di un “pedigree adeguato”, messo in dubbio la mia istruzione e liquidato la mia vaga descrizione di un lavoro nell'”analisi dati governativa”. Al contrario, parlava della mediocre carriera di Marcus come venditore farmaceutico di medio livello, come se lui da solo stesse curando delle malattie.



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