La verità mi colpì con una freddezza inesorabile, più pesante delle mura di cemento armato che ci circondavano. Sophia non aveva idea di cosa avesse messo in moto. Pensava che il mondo fosse un palcoscenico per il suo divertimento. Presto avrebbe imparato che alcuni palcoscenici nascondono delle botole.
Lanciai un’occhiata al pacco nella borsa. Carta da regalo rosa acceso e sgradevole. Un fiocco luccicante. E un indirizzo del mittente che gridava disattenzione.
“No, signore”, dissi, la mia voce che riacquistò il tono piatto e monotono che usavo durante i briefing di missione. “L’intenzione non conta. Il grilletto è stato premuto.”
———- Per capire perché non ho preso il telefono per avvertirla, bisogna comprendere la strana vita biforcuta che impariamo a vivere in questo campo.
In un mondo, sono Aaron Scott, la figlia silenziosa seduta in fondo al tavolo di famiglia. Sono una nota a piè di pagina nelle conversazioni dominate dall’ultima campagna di marketing di Sophia, dalla sua nuova Audi o dalla sua “influenza”. In quell’altro mondo, sono insignificante. Sono io che passo il sale, mentre i miei genitori guardano mia sorella con adorazione, i loro volti illuminati dal bagliore del suo carisma.
Nell’altro mondo, sono il tenente Scott, nome in codice Echo 12. Sono l’analista capo di un’unità specializzata nel rilevamento delle minacce. Il mio lavoro consiste nell’analizzare fiumi di dati criptati alla ricerca di sottili disturbi ritmici che segnalino l’arrivo di una tempesta. Interpreto i sussurri dei capi e le tracce digitali dei fantasmi.
Questi due mondi erano stati creati per non incontrarsi mai.



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